About

Chi sono:

_MG_6683

Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 24 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una città che mi ha adottata nel 2014, chiedendomi in cambio solo un po’ di salute psicofisica. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di viaggiare per documentare qualunque cosa mi salti all’occhio in questo mondo, sempre al servizio di una scoppiettante tuttologia senza pretese: sono tanto leggera quanto attenta e non mi riesce di scrivere diversamente da così. Ho qualche buona idea e soffro di megalomania: una combo perfetta per rivoluzionare il concetto di stampa. Appena guadagnerò un intero stipendio lo smezzerò con un social-media manager. Io ci metto il contenuto, ma co ‘sti siti non ce la faccio. La mia testata on-line preferita è il Post.it: ideologicamente è tutto quello che cerco. Niente bombardamento mediatico, contenuti di alto livello e di facile comprensione, layout pulito e raffinato e sopratutto strafottenza di base per l’idea furbesca e turbo-imprenditoriale del “today’s newspaper is toilet paper for tomorrow”. Molto semplicemente per il Post.it, gli avanzi sono buoni anche il giorno dopo per alcune notizie che inevitabilmente hanno un tempo più dilatato delle altre. Il mio cartaceo preferito è: tutti. Portami al bar a fare colazione, tu mangi cornetti io mangio carta stampa.

Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista.

Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta. La grandezza di questo lavoro è quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare, di servire e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare, e quindi evitando di prendersi i pomodori in faccia o le sfiducie in parlamento.

L’asino

Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro&sfruttamento presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome.

Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Di sera preferisce ballare, di giorno un po’ di serietà. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui  è nato: un contagioso translator della realtà. Non ha paura, se non di scrivere male. Sa che nella vita bisogna avere tanto, troppo coraggio, perciò va in bici senza casco. C’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. 

Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?