Dopo la pratica, la teoria: quindi come si salva il pianeta?

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Scatto di un delta fluviale in Uganda

Ti piace Greta Thunberg? Stai manifestando nei Fridays for Future anche tu? Odi il potente? Hai un sacco di appeal per ideare i cartelloni delle proteste? Sei economicamente limitato? Conosci le conseguenze delle nostre abitudini? Non le conosci?

Fai così, però pensaci davvero:

  1. Vai a piedi. Consuma le suole ma non a tal punto da dover provvedere ad un altro paio di scarpe. Se senti che ti stiano per mollare, alterna con la bicicletta. E non esistono scuse: fa caldo, fa freddo, ho le ruote sgonfie, sto in ritardo, NON MI VA… Un atteggiamento sbagliato che condiziona l’ambiente è proprio la totale assenza di piani per il futuro prossimo. 
  2. Tieni basso il riscaldamento. Non solo l’aria calda ti distrugge le mucose e ti causa problemi alle vie respiratorie, ma ha un’incidenza di inquinamento di 6 volte superiore rispetto ai trasporti. E poi il freddo rinvigorisce, tornisce il corpo, uccide i batteri e non fa invecchiare. Facciamo che se affitti una casa con elettrodomestici di classe A puoi usare Blablacar o Uber una volta a settimana……..
  3. Evita lo shopping brand new: a parte che il second-hand ha un fascino senza tempo, un costo inferiore, un impatto pari a zero e una sfacciataggine incredibile, ma andare all’HM e simili ogni qualvolta si ha bisogno di una maglietta di una sfumatura degradata significa non sapersi vestire. L’arte del coprirsi gli organi sessuali è sconfinata e inaspettata. Immaginatevi più come una tazza da decoupage che come una polly pocket e cercate i vestiti con un alto valore storico esattamente come spulciate tra i libri nelle bancarelle di domenica. Il mondo tutto ve ne sarà grato.
  4. Non scassare il tuo cellulare: evita di fare gli aggiornamenti perché nascondono insidie per la lunga durata del tuo telefono – almeno fino a quando G.T. non proporrà una soluzione one-size fits all! Quindi smettila di consumare apparecchi vari come se fossero barattoli di caffè. Vivi come se non esistessero rifiuti, applica l’induismo al materialismo e cerca di non riempire il cestino ogni 2 giorni. Non è impossibile.
  5. Differenzia tutto!! Anche il film appiccicato alla carta dei panini. E sii dittatore della differenziata, non tollerare che non si faccia bene negli ambienti in cui vivi.
  6. Non lamentarti se introducono la Carbon Tax o aumentano il prezzo dei barili: è per il bene comune, oltre che per il male delle grandi compagnie petrolifere.
  7. Evita il supermercato: i mercati sono belli e pieni di folklore, il cibo cucinato ha più sapore e innesca felicità. Se proprio proprio, falla bene e vai al ristorante.
  8. Limita bistecche, costolette, tartare, carpacci, macinati, spezzatini, polpettine e via dicendo 1) perché proprio non fanno bene se assunte più di 1/2 volte a settimana 2) perché le scoregge di bovino stanno diventando una seria problematica 3) per il consumo spropositato di quell’acqua che presto potrebbe servire a noi. Compra la carne dal contadino, dal macellaio di fiducia, fatti sgozzare un pollo dalla nonna ma tieni sotto controllo la filiera dei tuoi acquisti ponderati e sensati. E inizia a farti una ragione per le cavallette fritte…
  9. Compra detersivi, detergenti, struccanti, trucchi, schiume da barba, deodoranti non inquinanti… o fatteli per conto tuo! E’ facile e alternativo, ma non mi metterò certo a scrivere la ricetta del sapone di Marsiglia.
  10. Nel tempo libero pianta alberi, annaffia piantine, rigetta la plastica monouso e convinci gli altri del tuo stile di vita anche quando sei sbronzo, ma le cicche nel cestino. E nel gin-tonic mettici gli ziti (pasta napoletana a forma di cannuccia) invece delle cannucce.
  11. In quel momento, e solo nel momento in cui avrai applicato queste neo-tradizioni alla tua vita sarai libero di manifestare, di scendere in piazza e nessuno potrà dirti che con i tuoi cartelloni e giochi di parole sei solo uno quaqquaraqquà! Perché manifestare non è il punto di arrivo, ma la ciliegina (del contadino) sulla torta.

Sono pratiche che impiegano più tempo del ritornello quotidiano, ma taglia qua e ottimizza di là, non è che ci ritroviamo a fare sempre cose indispensabili e di alto valore sociale nel tempo risparmiato -siamo sinceri-. E poi interrompere un pochino l’automatismo consumistico rigenera il corpo e la mente, da un valore più inteso al tempo, aiuta a gestire gli atteggiamenti sbagliati, e ci abitua a concludere le cose con lo stesso entusiasmo di quando le abbiamo iniziate.

 

VM

 

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Chi sono: Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 23 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una meravigliosa e maleodorante città che mi ha adottata nel 2014, nutrendomi senza chiedere nulla in cambio. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di documentare qua e là in giro per mondo. Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista. Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta, perché sono convinta che la grandezza di questo lavoro sia quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Per me fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare. L’asino: Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome. Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Sembra un animale forte e indipendente, ma a volte ride a battute tristi solo per condividere con gli altri. Di sera preferisce guardare in cielo, di giorno a terra. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui è nato: un traduttore della realtà. Spesso ha paura di sognare troppo in grande, tipo quando si accorge che tanti coetanei asini lo guardano come un estraneo alla loro conformità. Ma c’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?h

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