Così la cocaina appicca gli incendi in Amazzonia

Lascia un commento
Senza categoria

E’ già stato chiarito dagli esperti che quasi tutti i roghi divampati in questi giorni nella foresta amazzonica sono dolosi. Ecco perché:

l‘86% della coca in circolazione nel mondo proviene dalle piantagioni dell’America Latina e Centrale. E l’abuso di cocaina, oltre a danneggiare le cartilagini del corpo umano, distrugge ecosistemi.

Si stima che il 30% delle foreste amazzoniche sia già stato raso al suolo dall’appropriazione dei narcotrafficanti che, braccati dai federali della DEA, si spingono sempre più verso il cuore del continente, avvicinandosi inesorabilmente ai polmoni del pianeta terra, nelle terre di nessuno.

Le aree colpite sono spesso quelle che contengono una maggiore biodiversità: più la foresta è vergine, meno i diritti di proprietà vengono chiariti. Nonostante la persistenza delle comunità indigene e di chi le tutela, l’espropriazione dei terreni dell’industria illegale è una pratica già in atto da oltre 20 anni. Per non parlare dell’azione governativa che presiede alla tutela delle foreste: politiche agrarie di espropriazione che vengono riproposte da 150 anni e che non sembrano voler fare dietrofront.

Gli sviluppi recenti degli studi della rivista Environmental Science & Technology  dimostrano che non è più la coltivazione della pianta di coca -e l’uso dei suoi pesticidi- ad essere la maggiore causa di deforestazione, ma anche il riciclaggio del profitto che ne deriva: il business della coca è fittamente ramificato, infatti i narcotrafficanti tentano di reinvestire e ripulire buona parte dei profitti legati alla droga comprando (e non è chiaro da chi) migliaia di acri di foresta tropicale e amazzonica da trasformare in fattorie, aziende agricole per l’allevamento intensivo di bestiame o campi per altre coltivazioni, distruggendo buona parte della ricchezza delle foreste.

Il resto è facilmente intuibile: l’incendio viene appiccato perché bruciando ettari di foresta, si creano nuove zone fertili per i pascoli- e non solo-: un trucco vecchio come il cucco. Tutti salvi se l’azione politica di Bolsonaro sta lentamente spostando l’ago della bilancia delle responsabilità, perché lo sviluppo economico del Brasile deve essere la priorità del governo dinanzi al mondo, non importa a che costo.

E mentre l’uomo pippa il significato di una vita nell’esaltazione di un attimo solo, che sia coi soldi, che col potere, che con la coca, noi andiamo a fuoco. Avrei preferito combattere contro un nemico meno patetico, per un messaggio più edificante. E questa battaglia sulla moralità, giocata ognuno con le sue armi, riguarda tutti coloro che credono che la causa dei mali della nostra epoca sia troppo imbarazzante per poter stare a guardare.

VM

Pubblicato da

Chi sono: Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 23 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una meravigliosa e maleodorante città che mi ha adottata nel 2014, nutrendomi senza chiedere nulla in cambio. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di documentare qua e là in giro per mondo. Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista. Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta, perché sono convinta che la grandezza di questo lavoro sia quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Per me fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare. L’asino: Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome. Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Sembra un animale forte e indipendente, ma a volte ride a battute tristi solo per condividere con gli altri. Di sera preferisce guardare in cielo, di giorno a terra. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui è nato: un traduttore della realtà. Spesso ha paura di sognare troppo in grande, tipo quando si accorge che tanti coetanei asini lo guardano come un estraneo alla loro conformità. Ma c’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?h

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...