Sopravvivere non è abbastanza

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C’è chi Vive e poi Muore, alcuni sopravvivono e basta.

Oggi voglio scrivere dell’amara notizia della morte di Andrea Camilleri in una maniera trasversale, per svelare un altro innesco di strategia politica, a cui egli stesso è stato dato in pasto persino nel giorno della sua morte, con lo stesso riguardo con cui si getterebbe un pezzo di carne ai cani affamati. 

Il potere politico si aggira e si insidia attraverso molti canali, visibili e invisibili, duraturi e temporanei, celebri e invenduti. Cambia faccia, essenza e retorica per agguantare il colorito cangiante di una massa in continuo spostamento su una marea imprevedibile, che non può essere predetta, che non sa essere coerente. Questa nuova dimensione di potere è multiforme, camaleontica, inafferrabile e -cosa più dolorosa per quelli che lo intuiscono- difficilmente analizzabile.

Il seguente tweet di Luca Morisi, che immagino sia passato al vaglio del Ministro in persona, è un raro esempio di istantanea di quel potere inafferrabile, che può essere immortalato per sempre -o quasi- in uno Screenshot, contro la velocissima successione temporale dei Social Network, dove ogni giorno è davvero un nuovo giorno. Questa caratteristica socratica del potere -non lasciare nulla di scritto e non dare nulla per certo- è la chiave del suo successo e del suo continuo surfare l’onda.

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La politica oggi è un trend da decifrare, anche e sopratutto, quando l’on topic del giorno sembra essere in contrapposizione con un anno e mezzo di campagna elettorale. Se la sfida si fa dura, la posta in gioco si alza. E il populismo di destra, di sinistra o meteorologico che sia, vive e respira sul “one person, one vote”.

Di primo acchitto, questo tweet potrebbe sembrare una provocazione o l’ennesimo colpo basso. E invece è pura strategia di sopravvivenza: perché grazie a questo, e a migliaia di altri post, e a citazioni di canzoni, e a foto con gelati, trippe lardellate, arancini, partite di calcio, Salvini sta collezionando giorno dopo giorno -con una perseveranza morbosa e scivolosa- i voti di tanti e tante di cui -prima o poi- azzeccherà la giusta combinazione di preferenze per ottimizzare l’isteria collettiva: 

Per meglio intenderci, fate un:

Jerry Calà+ Milan +Flat Tax= sono tuo alle prossime votazioni, presa la Lombardia

Albano Carrisi+ Festa di San Nicola di Bari+ Tweet sulle vittime dell’Ilva= presa la Puglia

Andrea Camilleri+Arancini+ mi fa schifo la Mafia= presa la Sicilia                  E così via…..

La logica è semplice, la matematica pure. Se credete che il Ministro si sia macchiato di blasfemia intellettuale per aver twittato un insulso e impersonale compianto al grande Camilleri, sappiate che la sua intenzione è troppo lontana dall’avere la meglio su una diatriba politico-intellettuale. Salvini non sarà mai un militante in lotta culturale con i suoi nemici schedati, non avrebbe argomenti, non avrebbe neanche un’impacciata ideologia di riferimento. Qualsiasi reale confronto non resterebbe in piedi per più di un minuto e mezzo. Il suo è solo un modo di ingrassare l’opinion poll.

Quest’analisi rende troppo facile intuire che la liquidità di un leader politico, la sua assenza di prospettiva, e questa strategia di sopravvivenza alla giornata, saranno in ultimo un’arma a doppio taglio o una condanna a morte. Qualunque sia la bufera che si appresta ad arrivare, presto o tardi che sarà, nessun organismo vivente con le caratteristiche di questo governo potrebbe sopravviverle.

VM

 

 Ad Andrea Camilleri, perché invece il suo lascito perdura come il diamante

Pubblicato da

Chi sono: Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 23 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una meravigliosa e maleodorante città che mi ha adottata nel 2014, nutrendomi senza chiedere nulla in cambio. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di documentare qua e là in giro per mondo. Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista. Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta, perché sono convinta che la grandezza di questo lavoro sia quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Per me fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare. L’asino: Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome. Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Sembra un animale forte e indipendente, ma a volte ride a battute tristi solo per condividere con gli altri. Di sera preferisce guardare in cielo, di giorno a terra. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui è nato: un traduttore della realtà. Spesso ha paura di sognare troppo in grande, tipo quando si accorge che tanti coetanei asini lo guardano come un estraneo alla loro conformità. Ma c’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?h

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