L’XM24 ora sta sbagliando

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Da fuori cosa è rimasto della sfilata dell’XM24 di sabato 29 giugno?

Un lascito peggiore del “nulla che avanza” contro il quale si è voluto manifestare. Ancora una volta, dopo l’ennesima minaccia di sgombero dell’XM24, alcuni della gioventù politicamente schierata di questa bella città hanno dimostrato la loro inettitudine, l’ultra-retorica dannosa, la violenza e l’assenza di una visione.

Manifestare contro il nulla che avanza è l’apoteosi della scemenza. L’ammucchiamento scriteriato. Lo squallore decrepito di atti vandalici. Manifestare contro il nulla che avanza è una sfilata di collettività individualista. L’esaltazione della perdita del controllo. E’ una colata di diserbante. E’ l’apice dell’atto ostile.E’ pessimismo, perdita identitaria e demolizione del significato. E’ contro natura.

Quelli che noi vediamo sfilare oggi sotto le grida di battaglie unne, quelli che imbrattano offensivamente le mura storiche (con scarsa cura persino per la nobile arte del lettering), quelli che mettono a ferro e fuoco la città con toni gravi ed esasperati, inneggiando alla lotta greco-romana corpo a corpo, mossi da atteggiamenti patologicamente autodistruttivi e tendenze da martirio, sono quelli che non saranno mai liberi di godere dei pochi e futuri miglioramenti della società, che si verificheranno anche solo per la legge della probabilità composta. Sono pesci in un acquario che si scavalcano a vicenda, credendo di essere -nella foga di una nottata o poco più- gli attori determinanti di qualche storica conquista sociale, i protagonisti di una fotografia che entrerà nei libri di storia.

Beh…

Ho frequentato l’XM24 e l’ho visto accogliere ogni tipo di forma, essenza e dimensione umana. Sono convinta che meriti uno spazio, anzi, quel suo spazio in via Fioravanti. Ma per qualche strana ragione, l’XM24 non si dimostra mai all’altezza della sua filosofia e diventa sempre teatrale e scontato nelle lotte. E ci sta anche non riuscire a controllare chi manifesta sotto la tua bandiera: là fuori è una giungla, si sa.

Solo che per ottenere qualcosa di grosso bisogna mediare pazientemente con le istituzioni, imparare l’arte del compromesso, pianificare… e probabilmente i risvolti di sabato non hanno fatto altro che incattivire chi ha il coltello dalla parte del manico: prevedibile. Forse ho confuso l’assenza di criterio dell’XM24 con l’idea che fosse davvero aperto a tutto e a tutti: c’è una bella differenza. Viene da pensare che forse è la combinazione del caso a rendere alcuni ambienti affascinanti, non certo la logica che viene applicata nella gestione.

Il centro sociale è sano se crea una realtà che vada a migliorare gli inghippi e gli errori di quella pre-esistente. Diventa deleterio e pericoloso quando funge da bolla e da nascondiglio per tutti coloro che con la realtà non ci vogliono avere a che fare. E’ il contrario di un sentimento sociale: è anzi la dimostrazione di atteggiamenti esclusivi, che non solo relegano, ma escludono con conseguenze che possono sembrare lievi, e che con il passare del tempo ci forgiano al disprezzo, alla sfiducia, all’alienazione da ogni meccanismo sociale, all’impotenza di riuscire davvero a migliorare qualcosa.

Ho visto la logica del gruppo rendere deboli tante persone che hanno perso volto, nome e accento originario, e che hanno iniziato ad agire per conto del delirio di onnipotenza della folla. Nemmeno se al governo ci fosse Lucifero a testa in giù saremmo legittimati a questo.

Per chiarire: non è il danno al decoro della città a preoccupare, ma la violenza e la spregiudicatezza con cui si calpestano il passato, il presente e chi non c’entra niente, in nome di un’ingiustizia che non sarà nemmeno l’ultima e nemmeno la peggiore del mondo. Ho letto sul muro di una chiesa un’atroce scritta cubitale che fa :”FUORI I PRETI DALLE MUTANDE”. La cosa mi ha turbata non poco. Oltre ad avermi messo una gran tristezza, ho pensato che l’indomani mattina, il bravo parroco della chiesa del Baraccano avrebbe aperto le porte della sua sacrestia con una macchia che non ha il diritto di sporcare la sua coscienza, lì sotto gli occhi di tutti.

Fare un costante uso dello spirito critico ti isola, ti rende intraducibile al cospetto degli altri e non agevola il percorso verso nessuna posizione sociale. Ma dal cantuccio mio, io preferisco questo sopra ogni cosa, se l’altra scelta che ho -in quanto studentessa italiana politicamente schierata- è quella di annichilire ogni mia attività neuronale in nome di una battaglia che -lo dite voi- va contro il nulla.

La modalità di lotta deve cambiare radicalmente, le vecchie bandiere vanno incorniciate insieme ai vecchi metodi corpo a corpo, o tra dieci anni ci ritroveremo ad essere l’ultima fetta dell’elettorato populista, quando il partito avrà cambiato nome, quando avremo dimenticato come distinguere giusto e sbagliato, quando avremo imparato tardi che ogni azione ha un proprio peso specifico.

L’XM24 dovrebbe dissociarsi da queste performance imbecilli e iniziare a pensare al bene duraturo di se stesso e dell’impronta che vuole continuare lasciare a questa città. Con spazio fisico annesso o senza. 

VM

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Chi sono: Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 23 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una meravigliosa e maleodorante città che mi ha adottata nel 2014, nutrendomi senza chiedere nulla in cambio. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di documentare qua e là in giro per mondo. Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista. Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta, perché sono convinta che la grandezza di questo lavoro sia quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Per me fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare. L’asino: Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome. Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Sembra un animale forte e indipendente, ma a volte ride a battute tristi solo per condividere con gli altri. Di sera preferisce guardare in cielo, di giorno a terra. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui è nato: un traduttore della realtà. Spesso ha paura di sognare troppo in grande, tipo quando si accorge che tanti coetanei asini lo guardano come un estraneo alla loro conformità. Ma c’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?h

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