“Ti dimostro di cosa sono capace”: video-reportage sullo sgombero del Mattei

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Lo sgombero dell’Hub Mattei di Bologna di martedì 11, per la ricollocazione a Caltanissetta, è stato un attacco diretto alle cosiddette “cooperative rosse”, un regolamento di conti. Questa è la deduzione più sensata se si considerano il background generale e le intimidazioni lanciate contro queste realtà: al Ministero dell’Interno il sistema d’accoglienza gestito dalle cooperative non piace.

E  perché non piace? Perché non è un sistema allineato agli slogan dell’eterna campagna elettorale. Si potrebbe pensare che il Ministero agisca per garantire sicurezza ai cittadini e ai richiedenti asilo, o per impedire i complotti dei “piani di sostituzione etnica”. E se fosse vero, sarebbe sì un’istituzione avversaria, ma per lo meno rispettabile: un’istituzione folle ma convinta del suo agire come parte di un progetto strutturale di ampio raggio.

Non è questo il caso. La politica che oggi ci ritroviamo a combattere è cangiante, debole e priva di spina dorsale, al contrario di quello che si pensa. Non ha convinzioni, né scheletro, combatte apparenti battaglie e di volta in volta crea a tavolino il pretesto per sostenerle con una frase o due. E’ una politica che va dove il flusso di coscienza cretino impone di andare, dove l’on topic è sempre creato da circostanze favorevoli e già sedimentate. Scontrarsi con un folle convinto è pericoloso e non privo di rischi, ma qui si parla di fantocci sperimentali, di fac-simile che fanno la voce grossa per imitare i cattivi originali. E’ una politica-leva che non crea, porta solo alle luci della ribalta ed è per questo che non va temuta. 

 

 

 

Il presunto stato d’emergenza dell’immobile Mattei, così grave da dover essere sgomberato in tre giorni, è una balla -e si sa-. E’ facile intuire le vere intenzioni sulla scacchiera dei poteri: quando il cerchio di un ragionamento si chiude alla perfezione è difficile non dargli retta. Il problema è che la Prefettura, organo del Ministero dell’Interno, può agire per allegorie e non dare il minimo sospetto. La legge è legge e la dichiarazione ufficiale, che ci si creda o no, non può essere smentita seduta stante. Bisogna dare il beneficio del dubbio anche se il dubbio non è necessario a comprendere una strategia e di solito, chi ha l’ultima parola, questo lo sa bene.

Oltre al danno la beffa: la poca credibilità del Prefetto di Bologna Patrizia Impresa nell’affermare che la situazione dello stabile è davvero grave e che si teme per la sicurezza degli ospiti, cela un sorrisino di sfida che vuole essere un duro attacco ad un Hub omogeneo, organizzato e forte, che nonostante si sia rialzato in giornata per affrontare la crisi, è stato frantumato in centinaia di piccoli pezzi: dividere per indebolire. I 38 operatori sono stati dislocati in vari centri sparsi per tutta l’Emilia-Romagna, gli ospiti, che nel frattempo avevano contribuito a creare il substrato sociale cittadino, sono stati sparpagliati da una mano infastidita su uno sciame d’insetti, che poi sono esseri umani.

E l’accelerazione del processo di sgombero, che era stato notificato per il 17 giugno, è una tesi a favore di questo attacco mascherato da seria preoccupazione.

Il comune di Bologna? I numerosi tavoli di discussione e di trattative aperti con gli operatori dell’Hub e con i sindacati hanno chiarito la posizione dell’amministrazione: il Ministero vuole dettare una nuova linea di responsabilità sui richiedenti asilo che ricada sui Comuni che promuovono questo sistema di accoglienza, senza l’aperta benevolenza statale. Il sindaco non vuole cedere al “ricatto”, perché questo potrebbe essere il primo di tanti sgomberi di cui l’amministrazione deve farsi carico. Come? Occupandosi delle assegnazioni degli sfrattati ogni volta che si crea la condizione e quindi esponendosi alle risoluzioni delle emergenze in prima persona, risoluzioni malviste dalle istituzioni statali. E’ come se –tramite le prefetture- il Ministero stesse notificando ai sindaci delle città il mantra:”Biv, aggia capì si me pozz’ fidà e te”.

E’ una posizione, quella del Comune, che non è fuori da ogni logica: basta che ci si ricordi che si sta agendo sulla pelle degli ultimi, che forse anche stanotte non avranno un tetto assicurato. La scelta che è stata data agli ospiti dell’Hub è la seguente: o vai a Caltanissetta, o rimani e cerchiamo di assegnarti ad un altro centro. Le tempistiche non sono immediate e nel frattempo, la tanto sbandierata sicurezza, baluardo di questo governo, lascia decine di persone senza un tetto e senza certezze nell’attesa che qualcuno vinca il contenzioso.

VM

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Chi sono: Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 23 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una meravigliosa e maleodorante città che mi ha adottata nel 2014, nutrendomi senza chiedere nulla in cambio. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di documentare qua e là in giro per mondo. Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista. Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta, perché sono convinta che la grandezza di questo lavoro sia quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Per me fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare. L’asino: Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome. Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Sembra un animale forte e indipendente, ma a volte ride a battute tristi solo per condividere con gli altri. Di sera preferisce guardare in cielo, di giorno a terra. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui è nato: un traduttore della realtà. Spesso ha paura di sognare troppo in grande, tipo quando si accorge che tanti coetanei asini lo guardano come un estraneo alla loro conformità. Ma c’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?h

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