Lo “striscionaggio” era quello che stavamo aspettando

Lascia un commento
Senza categoria

Ma solo io mi sono accorta del fatto che lo “striscionaggio” sia la prima, l’unica, appuntita, pacifica, efficace e compatta arma di dissenso che stavamo aspettando?

Hanno sempre detto (Cicerone, Seneca e il papa più di tutti) che alla bassezza morale, alla violenza, all’odio, alla menzogna e in generale a tutte le malformazioni celebrali umani, bisogna rispondere con la cultura. Ma non mi è mai stato chiaro in che modo!

Tipo: “sei una troia, ti stupro” e tu rispondi alla prof. Barbero “la tua frase è un’efficace sequenza di allitterazioni, senza considerare il fatto che è pregna di latinità”.

Boh, credo che ogni sfoggio di stile, per quanto ben architettato, non sia sufficiente a salvarti da una cinquina fascista in faccia o dal senso di impotenza per non essere riuscito a fare la differenza e a organizzare un referendum abrogativo contro il DDL sicurezza.

Allora, quando credevo che tutto si fosse cristallizzato per sempre, ecco che lo striscionaggio mi ha conquistata: scripta che manent, fascio che legge. Il confronto con chi è in uno stato febbrile e socialmente pericoloso (e vuole a tutti i costi tramutarlo in politica) è di un’inutilità disarmante. Ma chi di noi non ci è cascato? Quanti di noi hanno provato a far cambiare idea a qualcuno con mediocri risultati? No, è la prova che la buona oratoria non basta! Serve un’azione silenziosa, che striscia e si espande anonimamente attraverso tutti i balconi d’Italia, e sì, che magari si ponga con un’arroganza culturale evidente e superiore rispetto al trend collettivo. Anche perché abbiamo assistito tutti alle modalità con cui questo governo sopprime la critica, e quando la Digos ti prende sottobraccio non c’è molto altro da fare, e dall’altro lato, bruciare fantocci in piazza è di cattivo gusto e ha quel non so che di caccia alle streghe medievale.

Serve la fermezza di uno striscione per chiarire che alcune cose non possono essere messe in discussione manco dal campione dei social, manco dalla rabbia, manco dalla disperazione della povertà.

E non è vigliaccheria, ma solo la realizzazione che non si può fare la voce grossa al cane (non so che detto sia), non si può sperare di voler cambiare l’opinione del 33% dei connazionali: è saggio aspettare, magari guardare le teste di fascio dal balcone che si agitano mentre fanno finta di essere immortali, e con il proprio striscione innescare nella testa di chi legge un ragionamento induttivo in più, anche se detestato e non condiviso.

Ma sopratutto, è importante guardarsi negli occhi e riconoscersi, tra noi che siamo increduli ogni giorno di più ma che non dobbiamo farci il callo dell’abitudine. Basta leggersi su uno striscione per non sentirci più soli, per avere la conferma che non sei tu ad essere diventato matto, esagerato o poco proiettato nel futuro dei mezzi di comunicazione di massa e di propaganda.

L’Italia sta prendendo una piega di recessione che non ci permette assolutamente più di campare di rendita (e il cibo, e il vino, e il made in italy, e Leonardo da Vinci). Non c’avemo un primato europeo positivo manco per sbaglio. Abbellii… il Rinascimento è finito: è ora di determinare il pensiero collettivo di chi non ci sta, anche se questo vuol dire salutarsi da balcone a balcone. Esserci e continuare a ricordarselo a vicenda. E fanculo il decoro architettonico e gli amministratori condominiali.

 

Questa presentazione richiede JavaScript.

E’ ora di realizzare che il potere di dissenso collettivo non si ottiene con il totale, ma facendo la somma delle parti. L’azione di ognuno di noi conta pure se è ironica e smaliziata, pure se è simbolica, pure se non presuppone sforzi e sacrifici: l’importante è ricordare sempre a se stessi e agli altri che l’alternativa esiste, anche se dorme dentro di noi aspettando soli migliori, anche se si palesa su uno striscione che ha le ore contate.

Dobbiamo essere pronti per quando l’aria cambierà, perché timidamente sta già cambiando, perché nessuno è immortale (checché ne dica Benito Mussolini), perché grazie a Platone sappiamo che la storia è ciclica, e che dopo un governo di ravanelli, è probabile che si ritorni almeno -se non altro- alle zucche.

VM

Pubblicato da

Chi sono: Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 23 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una meravigliosa e maleodorante città che mi ha adottata nel 2014, nutrendomi senza chiedere nulla in cambio. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di documentare qua e là in giro per mondo. Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista. Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta, perché sono convinta che la grandezza di questo lavoro sia quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Per me fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare. L’asino: Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome. Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Sembra un animale forte e indipendente, ma a volte ride a battute tristi solo per condividere con gli altri. Di sera preferisce guardare in cielo, di giorno a terra. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui è nato: un traduttore della realtà. Spesso ha paura di sognare troppo in grande, tipo quando si accorge che tanti coetanei asini lo guardano come un estraneo alla loro conformità. Ma c’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?h

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...