Dissentire è bello

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Opinioni

Quando pensi di detenere la ragione assoluta, è perché ti sei dimenticato di dare spazio al dissenso!

Quel giorno per le strade di Perugia si aggira un vecchino vestito di juta a piedi nudi: la sua presenza si nota abbastanza, proprio una mosca nel latte. Con tutta la pazienza richiesta per sbrogliare una matassa, comincia a salire sulla loggia di Palazzo de’ Priori passettino dopo passettino, suscitando qualche sorriso. Si affaccia e inizia a declamare i precetti di San Francesco (non scordiamoci che siamo di fronte ad Assisi): “I giornalisti (i pescatori di notizie) parlano solo di se stessi, questa non è la realtà perché qua ci sono solo i soldi: la realtà è Cristo”. Se avesse partecipato a qualche evento avrebbe capito probabilmente che gli intenti generali erano più che francescani, ma ho apprezzato il candore.
Poi lancia una profezia sul futuro fallimento economico della classe media e di tutti coloro che creano surplus, e sulla vittoria degli operai che resteranno alla base della società nei secoli dei secoli: una specie di teoria dell’Accumulazione marxista. Dal vociare intorno si sente un commentino infelice e alquanto burino “ma lo vedi quel cretino che urla?!”, solo che lui è troppo in alto e non lo sente. Poi ringrazia, gira i “tacchi” e se ne va con la stessa pazienza meticolosa sotto gli sguardi sconvolti e divertiti di tutti.

In tempi in cui le declamazioni al vasto pubblico si fanno via web, è strano osservare le reazioni che suscita un’azione oratoria spontanea dal vivo: è la pazzia totale perché è un modo di esporsi senza protezioni, senza veli, senza contesto e senza il paracadute di like e followers.
Voi (non so bene a chi mi sto riferendo) preferite di più chi sfoga la necessità di dirla tutta in una volta o chi reitera a piccole dosi lo stesso messaggio, logorando le fondamenta stesse del web? No perché questo reiterare sta accumulando dati su dati che alla lunga creano un loro peso specifico importante, e anche un certo inquinamento!
(https://www.wired.it/…/data-center-facebook-lulea-circolo-…/)

E io personalmente trovo triste dover ammirare ogni singola forma di spontaneità solo perché c’è ‘na carenza che manco la marmellata in tempi di guerra. Questo commento non vuole avere un seguito, un contesto, né protezioni, né like, né followers, ma dato che mi piace svegliarmi e dire la mia, più o meno come ad alcuni piace essere intrattabili di prima mattina, penso che ricavare più spazio per la propria spontaneità e per quella degli altri renda il mondo un posto più pulito e leggero!

#sostenibiltà
#ijf19

Pubblicato da

Chi sono: Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 23 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una meravigliosa e maleodorante città che mi ha adottata nel 2014, nutrendomi senza chiedere nulla in cambio. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di documentare qua e là in giro per mondo. Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista. Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta, perché sono convinta che la grandezza di questo lavoro sia quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Per me fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare. L’asino: Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome. Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Sembra un animale forte e indipendente, ma a volte ride a battute tristi solo per condividere con gli altri. Di sera preferisce guardare in cielo, di giorno a terra. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui è nato: un traduttore della realtà. Spesso ha paura di sognare troppo in grande, tipo quando si accorge che tanti coetanei asini lo guardano come un estraneo alla loro conformità. Ma c’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?h

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