Vlog: Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia- 4/4

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Giorno 4 parte 1: “Il mestiere più libero di tutti”

Oggi è il grande/ultimo giorno, talmente denso che abbiamo deciso di dividerlo in due parti per evitare a voi la cataratta precoce e noi la fisioterapia ai polpastrelli. Iniziamo a tirare le somme di queste giornate: siamo state proprio brave a sfruttare ogni momento del festival e ogni possibilità di public-relation che ci si è presentata davanti (raccogliendo anche un tot di contatti dei grandi del giornalismo mondiale). E perché no, vi spammo un po’ del metodo infallibile con cui colleziono numeri e indirizzi mail che potrei rivendere a un milione di baci: assisto alla conferenza di questo giornalista del New Yorker (il settimanale che più si avvicina alla perfezione divina, talmente tanto che leggerlo mi fa venire forti complessi di inferiorità), e ammaliata dalla sua professionalità decido di appostarmi fuori l’uscita per farci due chiacchiere. Lui esce, mi vede con la coda dell’occhio, e fa finta di niente. Non serve dire che era attorniato da ogni tipo di concorrenza. Allora comincio a sbracciarmi e a fare quelle mosse che fanno i bagnini quando un nuotatore sta troppo tempo in apnea, e lui -cogliendo la mia insistenza disperata- mi risponde: “sorry, but I need to go now”. Non contenta dell’epilogo, me ne frego dei suoi spritz pomeridiani e mi propongo in un inglese da Un Americano a Roma: “can I scort you?”. Il tipo capisce subito che non l’avrei mollato, allora con un sorrisino rassegnato acconsente a farsi accompagnare per 5 minuti, preziosi minuti, in cui mi gioco tutte le mie carte migliori: alla fine, piacevolmente colpito da cotanta perspicacia all’italiana, decide di lasciarmi la sua mail privata: “scrivimi quando vuoi”.

Fatta pure questa, oggi ci vorremmo proprio viziare mangiando come scrofe ben educate in un osteria Gambero Rosso per mantenere il livello il più alto possibile. Iniziamo a fare ‘sto giro di telefonate per capire se qualche conoscente ha da consigliarci un posto-chicca. Ma niente… l’unico suggerimento decente che arriva è quello della mitica Torta al Testo, che però già conosciamo bene! Volevamo rischiare di più, anche perché prima di partire si era detto che avremmo scialacquato senza ritegno nell’enogastronomia perugina. Maiala che fatica oggi… talmente tanto maiala che alla fine mi arrendo alla ricerca e vado a mangiare un panino con porchetta e senape prima di iniziare la giornata! 

A stomaco così pieno, che i metal-detector potrebbero scambiarci per delle kamikaze fashion, scegliamo di seguire l’incontro con Nicola Grattieri, procuratore anti-mafia di Catanzaro sotto scorta da 20 anni, Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti internazionali in materia di criminalità organizzata, e il vecchio Peter Gomez de Il Fatto Quotidiano (EHM EHM) come mediatore. Gli apparati di sicurezza si moltiplicano intorno a Sala de’Notari: probabilmente Grattieri non è uno che può andare a prendere il figlio in piscina come se niente fosse, e probabilmente noi siamo state sgamate.

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Si parla di ‘Ndrangheta, di storia della ‘Ndrangheta e di come sia stata sottovalutata nella potenza della sua struttura organizzativa:

  • La legittimazione delle mafie è stata data prima che dal popolo, dalla classe dirigente e per dimostralo senza mezzi termini, Grattieri ci parla della “Santa”, un’organizzazione elitaria a gerarchia piramidale che riunisce politici, massoni e ‘ndranghetisti, composta da 33 santisti eletti a vita: nelle riunioni si decide su tutto -a sentire dal procuratore: sanità, amministrazione, infrastrutture, investimenti pubblici etc. Suona abbastanza esoterica come affermazione, ma fare i conti con la realtà spesso vuol dire anche abbassare la soglia del cinismo e della probabilità razionale. Grattieri dice che in Italia c’è un grosso gap legislativo in materia di reati mafiosi e che il codice di procedura penale andrebbe modificato. Lui stesso propose un articolato di legge in materia di trasferimenti degli imputati per i processi, che avrebbe fatto risparmiare 70 milioni l’anno allo Stato: la proposta è stata inserita dall’attuale governo in quel geniale mappazzone che è il 1000 proroghe .               *pausa per le grasse risate isteriche di Gomez*
  • Poi ci spiega con tutto il candore del mondo che la Mafia oggi è soggetta ad un darwinismo criminale per aver ideato nel tempo metodi sempre più silenziosi ed efficaci: le mafie non sparano più. Anche il pizzo, pratica comunissima sopratutto nel Sud-Italia, è stata sostituita con l’imposizione di specifici prodotti alimentari-controllati dalle organizzazioni- ai gestori di locali. Tra l’altro la ‘Ndrangheta è diventata tra le organizzazioni più credibili del mondo nel business del narcotraffico sud-americano, in coproduzione con i cartelli del posto. E la logistica di questi enormi affari multi-miliardari è gestita direttamente in Calabria da broker specializzati difficili da acchiappare, proprio perché la copertura di questa organizzazione è così capillare che poi risulta difficile tracciare il quadro dei confini, dei movimenti degli attori, del traffico di merci e denaro. A questo proposito ci racconta di un certo Panunzio Roberto, broker di spicco della ‘Ndrangheta che trafficava dai 3.000 ai 5.000 chili di coca per volta dal Sud-America. Incarcerato 3 volte grazie alle ricerche di Grattieri, Panunzio ne evade 2 su 3 dall’ospedale con la scusa dell’attacco di cuore. Alla fine la giustizia italiana lo incalza con la tenacia, perché Panunzio viene definitivamente acchiappato (con ogni misura di sicurezza e personale medico specializzato per eventuali malori) al confine tra Venezuela e Colombia: scelta ragionata perché il broker così facendo si divideva tra gli affari colombiani e la latitanza venezuelana, Paese dove per l’Italia non vige l’estradizione.
  • Grattieri ci racconta un episodio della sua vita e mi metto comoda perché in certi casi si possono capire regole del mondo che non sono scritte da nessuna parte: Renzi lo voleva come ministro prima della formazione del suo Governo: aveva iniziato a corteggiarlo dandogli carta bianca su qualunque decisione che rientrasse nel merito. Era andato a trovarlo a casa pochi giorni prima della presentazione della lista dei Ministri a Napolitano. Grattieri, sentendosi tanto voluto, decide di raccontargli la sua idea di rivoluzione. Renzi è ancora più conquistato dal procuratore, tanto che gli conferma più e più volte le sue intenzioni… e Renzi chi se lo immaginava così passionale. Ma ogni volta che ti concedi una scelta importante, saprai che stai rinunciando a qualcosa: così come Grattieri sapeva che avrebbe dovuto lasciarsi alle spalle il lavoro che lo aveva reso tanto libero per adempiere ai doveri dello Stato. Dopo notti insonni, decide di dare la sua conferma, ma poco dopo Renzi gli comunica che aveva discusso animatamente con Napolitano in merito alla sua nomina perché il presidente della Repubblica lo riteneva troppo caratterizzato. “Quindi non se ne fa niente”, e col senno di poi non so se Grattieri c’abbia rimesso o no.

L’incontro si chiude con un excursus dai toni illuministi sulla professione del magistrato: “questo  mestiere è l‘unico che consente di essere veramente liberi perché non si dipende da nessuno. Non si è soggetti a nessuna corrente di pensiero prestabilita, c’è la possibilità concreta di crearsene una: è così bello alzarsi la mattina e poter dire quello che si vuole. Perché ingabbiarsi? La cosa più bella è la libertà. Io sono una delle persone più libere del mondo, credetemi. Anche se quando devo andare al bagno devo discutere con la scorta su dove fermarmi, credo che la libertà non sia nella fisicità, nel movimento o nello stare immobili: io posso stare chiuso in una stanza per 15 anni se sono libero di scegliere con la mia testa. E allora perché un magistrato deve farsi corrompere? Non esistono alibi: viene pagato bene, fa un lavoro emozionante, può dire quello che pensa in ogni momento. Si può fare il magistrato solo per altri ideali che non siano il denaro. Tra di noi infatti siamo feroci quando ci sono colleghi imputati, perché un magistrato corrotto ci fa perdere dieci anni di credibilità.”

Vittoria Montanaro, Federica Carducci, Francesca Piazza

 

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Chi sono: Mi chiamo Vittoria Montanaro, ho 23 anni e studio Scienze Politiche all’Università di Bologna, una meravigliosa e maleodorante città che mi ha adottata nel 2014, nutrendomi senza chiedere nulla in cambio. Ogni mattina a colazione leggo almeno due giornali (mi si fredda sempre il caffè) e appena posso cerco di documentare qua e là in giro per mondo. Il mio grande progetto è quello di diventare giornalista. Perché? Perché voglio porre domande importanti anche se conosco già la risposta, perché sono convinta che la grandezza di questo lavoro sia quella di rappresentare un’alternativa tra la scelta fatale di essere cane o padrone. Per me fare giornalismo vuol dire stare nel corridoio tra le sponde del Mar Rosso, avere la rara possibilità di poter essere elastici, liberi di cambiare corsia, liberi di osservare e di determinare il nostro tempo senza l’obbligo di doverlo rappresentare. L’asino: Ho creato questo Blog da sola nel 2017, dopo aver avuto esperienze di lavoro presso grandi e piccole testate locali. I tentativi non si esauriscono e sto ancora cercando una pagina bianca da riempire che porti il mio nome. Perché l’asino? Un asino è una creatura piena di artismo intuitivo, talento, vizi virtuosi, paranoie, ossessioni, intuizioni. Quando era piccolo era un intelligente scoppiettante, adesso ci ha fatto l’abitudine. Odia fare sport perché vuole allenare il muscolo del cervello. Sembra un animale forte e indipendente, ma a volte ride a battute tristi solo per condividere con gli altri. Di sera preferisce guardare in cielo, di giorno a terra. Non trova mai un posto libero in treno quando va a lavoro: non è importante stare comodi. Sa che a volte è necessario obbedire agli ordini di qualcun altro per continuare a crescere. Quando è solo basta a se stesso. Vive da gavetta ma sta costruendo un piccolo mondo intorno a sé, coi risparmi di tanti straordinari. Si adatta per umiltà, per necessità, per onestà, ma non dimentica di essere potente, non dimentica di potere. Aspetta di avere la Penna dalla parte del manico, e di poterci campare, per diventare finalmente ciò per cui è nato: un traduttore della realtà. Spesso ha paura di sognare troppo in grande, tipo quando si accorge che tanti coetanei asini lo guardano come un estraneo alla loro conformità. Ma c’è qualcosa che lo tiene vivo, che è più rassicurante della popolarità, più profondo della solitudine, più allettante del relax, più esteso dei social network: quella roba lì è la passione. Che cosa è sopravvalutato? Che cosa non lo è?h

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