Vlog: Festival internazionale del Giornalismo di Perugia- 1/4

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#IJF19, Foto-reportage, Opinioni, Reportage

Giorno 1 – “Germi”

E’ mezzogiorno del 4 aprile. Il festival è già iniziato ieri mattina presto, ma faremo il possibile per recuperare. Usciamo di casa che qualcuno è già in hangover dalla sera prima, pertanto si riesce solo a pensare a un succo di frutta.

Tutti i grandi viaggi iniziano sempre sulla circolare 33 a 1,50€ diretta in stazione Centrale, e insieme decidiamo di fare un brainstorming per capire cosa abbiamo dimenticato, nonostante l’organizzazione meticolosa:

Si parte male: Mauro, l’autista di Blablacar, ci aspetta in stazione e intanto, ignaro del fatto che la sua utilitaria blu del 2002 non ha gli stessi diritti di un taxi, passa e ripassa nella corsia preferenziale, prendendo non una… ma ben due piotte di multe dalle telecamere che non dormono mai. Con un cinismo commovente, trattenendo una crisi isterica solo per educazione, ci dice che non è la prima volta che gli succede a Bologna, e che di conseguenza la città lo detesta. Quello che forse è balenato nel cervello di tutti noi: “ma Bologna non c’avrà niente di meglio da fare che odiare questo qua?”

“Che musica ascolti?”, tentiamo di approcciarci noi con tutta la buona volontà che si richiede a dei globetrotters.

“Dubstepppp…. e progressive rock!!!!!!”- esclama Mauro, guardandoci negli occhi con la noce del collo di una civetta che ruota di 360°, mentre plana sull’acquazzone della superstrada Cesena-Perugia sorpassando tir dell’ex-Jugoslavia e incurante del pericolo, come quando stai per andare a sbattere e qualcuno ti chiede con un accento snervante se vuoi assaggiare un cupcake al gusto puffo. Abbiamo messo la nostra vita nelle mani di un coglione, ma ancora una volta è l’alibi del risparmio compulsivo a vincere su tutto! Facciamo una sosta all’autogrill della ridente cittadina di Metano, per fare -appunto- il pieno di metano, e per una veloce pipì al sentore di succo d’arancia:

Il pericolo in auto incombe, lo sentiamo sulla pelle, ci vibra sotto il culo e per questo decidiamo di accendere tutti i nostri ricettori neuronali… perché si sa: chi vorrebbe rinunciare ad un ultimo, intenso, visionario, violento attimo di vita? 

Arriviamo FINALMENTE a Perugia alle 5, in via del Coppetta 15, cercando di dimenticare subito la faccia di Mauro per spazzare via ogni ombra di presammale. Luca, l’amico di un amico del vicino di casa di un amico, decide di ospitarci una notte a casa sua sulla base di nulla… e da bravi neo-marxisti decidiamo di accettare l’invito senza troppi complimenti.

Ci travestiamo velocemente da preservativi ultra-impermeabili anti-gravitazionali per affrontare la pioggia che crea fiumiciattoli e vene d’acqua per tutta la città. Perugia è così in salita che la tendinite inizia già a pulsare nelle gambe.

Arriviamo all’ultimo incontro della giornata (sono già le 18): è quello con Gipi Gianni Pacinotti & Gero Arnone. Ecco che la fila avanza sotto la pioggia e per cinque minuti di pura ideologia orizzontale, dove Genio&Sconosciuto sono sullo stesso piano, Gipi sbuca dietro di noi e si mette in fila per se stesso. Glielo facciamo notare e lui ci dice che è appena arrivato e che non sarebbe dovuto venire perché “ho perso mamma ieri”. Allora con gli occhi sbarrati balbettiamo ‘na specie di condoglianze, ma lui, fedele al suo umorismo setticemico, smorza le chiacchiere imbarazzate facendo spallucce e mostrandoci subito il messaggio di cordoglio del suo amico Gero, per farci vedere come si fa: “quindi quanti giorni devono passare prima di poterti dire di nuovo “la maiala di tu ma’”?” Ecco cos’è l’amicizia. Non ci sta mai un motivo valido per lamentarsi nella vita, e già da subito la filosofia meccanicista di quel “trishtone di Gipi” [cit. Makkox] ci apre il terzo occhio. Pure la morte di tua madre può essere sputtanata nel nome della satira, tanto siamo tutti concime per piante. Sì, siamo decisamente troppo suscettibili quando si parla di trapasso perché già fare le maratone su Netflix senza neanche premere il tasto ‘PROSSIMO EPISODIO’ è l’anticamera della morte celebrale. A proposito, il nostro amico Gre decide che quella fila è troppo è lunga per la sua salute già precaria, e decide di tornarsene a casa a bere gran tisane. 

Dalla spremuta d’arancia passiamo a quella di meningi e riusciamo a captare tre noccioli della questione: 

  1. per Gipi la satira non ha più nessuna funzione: è pura visibilità, un’azione consolatoria che fa sorridere a bocca stretta solo quelli che già la pensano come te. Aveva un senso strutturato solo quando la classe politica manteneva quel decoro incarnato da Aldo Moro, che andava al mare d’estate in giacca e cravatta. C’è da dire, per chi non lo sapesse, che Gipi esercita il potere della satira in ogni sua forma espressiva da circa 20 anni. E’ autore di 15 opere, primo candidato al premio Strega con un romanzo a fumetti e collaboratore di Repubblica e Internazionale. gipi-5-640
  2. le sue opinioni sono quelle di un cavallo a briglia sciolta che non ha nulla da perdere, che non considera il politically correct come collante sociale, perché a lui quelle dinamiche da buon borghese moderato non interessano, e a sentirlo parlare non sembra uno che abbia voglia di perdere tempo in convenevoli. Povero moderatore dell’evento! Gipi incarna un modo di vivere netto che non tollera eccezioni; fa fatica a stare zitto e non passa inosservata neanche una parola al suo cospetto. A sentirlo si intuisce che ama mettere a fuoco la natura violenta delle cose come in un cerchio continuo e spietato dove all’uomo non resta che accettare la propria ripugnanza senza pudori, solo per sperare di esistere un po’ di più. E’ tutto un cercare le radici della propria autenticità in un grumo nauseabondo di tristezza e bruttezza, il quale, una volta svelato a tutti, diventa l’asso nella manica. Alla fine, per rimanere in tema col suo personaggio, ci carica di una responsabilità non indifferente: “adesso sta a voi giovani trovare nuovi tagli e forme per inventare qualcosa di più incisivo che faccia tremolare il potere, io ormai so’ vecchio, il mio metodo non basta più”… Gipi la fai facile te! 
  3. Vorrebbe che il suo ultimo film “Il ragazzo più felice del mondo” -tratto da una storia vera- fosse disponibile su internet a offerta libera. Se mai succedesse, per noi prima guardare, poi pagare (per non sbagliare le dosi).

Sconvolte dal carico di responsabilità e dallo spessore del suo personaggio, sottovalutato a causa della qualità di merda dei suo video, decidiamo che per mantenere alto il livello bisogna spendere come minimo 15€ a testa in salumi umbri e vini biodinamici. 

*Piccolo consiglio di bellezza per i nostri lettori: una fetta di lardo=un brufolo inopportuno. 

In pausa sigaretta, sotto una pioggia torrenziale da Sturm und Drang e in preda ai fomenti alcolici, facciamo un incontro davvero speciale:

Dopo aver corso sotto la pioggia in salita e in discesa, torniamo ansiose dal nostro cumpare, le cui condizioni di salute nel frattempo sono peggiorate. Lo troviamo al buio in una stanza, in stato di decomposizione avanzata mentre sussurra il nome di sua madre.

Finalmente ci addormentiamo, ma solo per svegliarci carichi dduri!1!!

 

Francesca Piazza& Vittoria Montanaro

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Chi sono: la suprema dittatrice di questo spazio virtuale che al primo bug si disintegrerà in milioni di impulsi elettrici che schizzeranno in giro per il cosmo, in un eterno e dolce fluttuare

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